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documentazione · deploy e architetture

Le scelte sistemistiche di un progetto Pwas.

Architetture di riferimento, separazione degli ambienti, integrazione con i sistemi esistenti e le verifiche che precedono la produzione — le decisioni che si prendono all'inizio e che condizionano tutto il resto.

il principio

Poche decisioni iniziali, molte conseguenze.

Un progetto Pwas è composto da pochi componenti containerizzati e una base dati relazionale standard: l'architettura è semplice per costruzione. Quello che va deciso all'inizio non è quindi come assemblare il sistema, ma dove gira, come si collega a ciò che avete già, e come si separano gli ambienti. Sono tre decisioni che si prendono in poche ore e che poi è costoso rimettere in discussione.

le architetture di riferimento

Tre configurazioni che coprono quasi tutti i casi.

Non sono opzioni di prodotto ma modi di distribuire lo stesso sistema. La scelta dipende dai vostri vincoli, non dalle funzionalità che vi servono.

Cloud gestito — la configurazione predefinita

Tutti i componenti girano su cloud europeo, con la base dati gestita e i backup secondo le politiche concordate. È la configurazione che costa meno in gestione e che non impegna il vostro presidio sistemistico.

Va bene per la maggior parte dei progetti, comprese molte applicazioni che trattano dati personali ordinari. Diventa inadatta quando esistono vincoli contrattuali sulla residenza dei dati, quando le integrazioni riguardano sistemi che non escono dalla rete aziendale, o quando la vostra organizzazione ha una politica esplicita in senso contrario.

Cosa verificare prima: chi gestisce l'esercizio e con quali livelli di servizio, come si accede ai log e alle metriche, e come funziona il ripristino.

On-premise — quando il perimetro è un requisito

Gli stessi componenti girano nella vostra infrastruttura: una macchina virtuale con esecuzione di container è sufficiente per partire, un orchestratore diventa la scelta naturale quando servono alta disponibilità e aggiornamenti senza interruzione.

È la configurazione frequente in sanità, pubblica amministrazione, finanza e utility, per tre ragioni ricorrenti: vincoli normativi o contrattuali sui dati, integrazioni con sistemi che vivono solo dentro la rete aziendale, e presidi sistemistici che preferiscono tenere tutto in casa.

Cosa verificare prima: chi opera l'ambiente e con quali competenze, come si integrano monitoraggio e backup con gli strumenti che già usate, e come vengono applicati gli aggiornamenti dei componenti.

Ibrido — il compromesso più frequente quando c'è un portale

La parte rivolta all'esterno — portale clienti, area cittadini, interfacce pubbliche — sta su cloud; il cuore applicativo e i dati sensibili restano in sede, con un canale controllato fra i due.

È spesso la configurazione giusta quando dovete esporre qualcosa a utenti esterni ma non potete o non volete spostare tutto. Ha un costo in complessità operativa — due ambienti invece di uno, un canale da presidiare — che va messo sul piatto consapevolmente.

Cosa verificare prima: quali dati attraversano il canale e con quale frequenza, cosa succede quando il canale non è disponibile, e chi è responsabile di quale metà.

Separazione degli ambienti: la cosa su cui non conviene risparmiare

Un progetto serio ha almeno un ambiente di esercizio e uno dove si verificano le modifiche prima di applicarle. Poiché ogni progetto è un ambiente isolato con rete, volumi e porte proprie, creare un secondo ambiente è un'operazione ordinaria e non un'infrastruttura parallela da progettare.

La configurazione che descrive il dominio è versionata come qualsiasi documento, quindi la promozione di una modifica dall'ambiente di verifica a quello di esercizio è un passaggio controllato e ricostruibile, non un intervento manuale.

Dove la separazione dei dati è un requisito, l'ambiente di verifica lavora su dati anonimizzati o sintetici. È una scelta da fare all'inizio: costruire dopo un insieme di dati di prova realistico è molto più faticoso di quanto sembri, e nella pratica è il motivo per cui tanti progetti finiscono per verificare le modifiche in produzione.

domande frequenti

Deploy: le domande.

Che risorse servono, indicativamente?
Il dimensionamento dipende da volumi, utenti concorrenti e carico delle automazioni, e si stabilisce sul vostro caso durante il progetto. Il runtime è compatto per costruzione — pochi container, nessun ecosistema di servizi accessori obbligatori — quindi il punto di partenza è più contenuto di quanto ci si aspetti da una piattaforma applicativa.
Serve un orchestratore di container?
Non per partire: un ambiente in grado di eseguire container è sufficiente e molti progetti restano su questa configurazione. Un orchestratore diventa utile quando servono alta disponibilità, aggiornamenti senza interruzione o scalabilità orizzontale su carichi variabili.
Come si applicano gli aggiornamenti?
Sono rilasci di immagini container, applicabili con le procedure standard del vostro ambiente. Poiché la configurazione che descrive il dominio è separata dalle immagini, un aggiornamento del runtime non sovrascrive le vostre regole né richiede di rifare personalizzazioni.
Cosa va verificato prima del passaggio in produzione?
Almeno tre cose: le verifiche di carico sui volumi di picco e non su quelli medi; una verifica di sicurezza indipendente, che è la buona pratica che nessuna proprietà architetturale sostituisce; e una prova di ripristino completa, perché un backup non verificato non è un backup.
Chi opera l'ambiente?
Noi, voi o un vostro partner di infrastruttura: tutte e tre le configurazioni sono praticabili. Poiché non ci sono tecnologie esotiche nello stack, un presidio sistemistico competente lavora con ciò che già conosce. La scelta si fa in base a dove preferite tenere la responsabilità operativa.

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